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Otto Silbermann sta negoziando con un conoscente la vendita del suo elegante appartamento di Berlino quando alla porta di casa risuona un colpo secco seguito da un ordine: "Apri, ebreo" intima una voce.
È il 10 novembre 1938, il giorno dopo la Notte dei Cristalli: i pogrom organizzati dal regime nazionalsocialista sono iniziati e Silbermann, ricco e stimato commerciante ebreo tedesco, sguscia fuori dalla porta di servizio, incontrando il suo destino di fuggiasco.
"Berlino - Amburgo, pensò.
Amburgo - Berlino.
Berlino - Dortmund.
Dortmund - Aquisgrana.
Aquisgrana - Dortmund.
E forse sarà sempre così.
Adesso sono un viaggiatore.
In realtà sono già emigrato, sono emigrato nelle ferrovie del Reich.
" Succede proprio questo, Silbermann trascorre una settimana intera sui treni, sa di essere in trappola, ma non gli è possibile fermarsi o smettere di cercare un riparo.
Esule in patria, uomo sopraffatto, emblema di tutte le anime rifiutate costrette a soccombere al meccanismo della paura, ora è nient'altro che un "insulto con due gambe".
"Il viaggiatore" è il quadro, realizzato con drammatica lucidità, delle conseguenze della Kristallnacht, il romanzo di un giovanissimo scrittore - Ulrich Boschwitz aveva poco più di vent'anni - che ebbe il dono tragico della preveggenza e descrisse in presa diretta il crollo di ogni legge di umana convivenza.
Prima di ogni letteratura sull'Olocausto e prima ancora di ogni Diario, questa è la prima testimonianza letteraria sull'inizio della catastrofe europea del Novecento.