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Il bandito Bagolaris ritorna a Maragalò in fin di vita.
È tornato per essere seppellito sotto il melograno del giardino, ma prima che ciò accada, steso in quello che tanti anni prima è stato il suo letto, vuole raccontare al figlio Martine come sono andate le cose e lo farà solo se il figlio giurerà di non rivelare mai la sua confessione.
Nato sotto mala luna, Tadeu si sposa ed entra subito a far parte della criminalità locale.
In Barbagia ci sono i cattivi ricchi (che possono contare sulla rete dei poteri locali e su ingenti accumuli di ricchezze) e i cattivi nuovi (i banditi senza protezione).
Al primo impiccio (forse un tradimento) Tadeu deve affrontare un lungo periodo di latitanza, minacciato dalla ricca famiglia dei Gunzanes.
Identificato, Tadeu deve fuggire e trova una via per il continente.
Si stabilisce a Roma e fa banda con er Fiamma, di Alfio Dominici, el Cannoniere, Serafino el Corvetto, Peppe er Giunco.
Li chiamano i quattro dell'apocalisse.
Uniti da un legame misterioso e potente i quattro mettono a segno rapimenti e regolamenti di conti, in un progredire sempre più terribile di violenza.
Una violenza che sembra trovare giustificazione in un loro truce senso di giustizia contro la ricchezza e contro i potenti.
Fanno fuori un industriale del caffè e cercano infine di rapire un ministro responsabile di atrocità contro un loro amico finito in galera.
Un uomo del ministro colpisce Tadeu alla tempia.
Con un proiettile in testa torna a Maragalò.