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Può un Vermentino del Lazio essere più intrigante di un suo cugino toscano o sardo‘ Giudicate voi.
Dopo aver assaggiato questo bianco dal carattere deciso.
Il segreto risiede nella sua anima, plasmata da un territorio unico: non solo terra e sabbia, ma anche una brezza marina costante che, arrivando da pochi chilometri di distanza, modella un carattere inconfondibile e lo rende fresco e sapido, quasi salmastro.
Ma procediamo con ordine.
Ci troviamo a nord di Roma, nel borgo medievale di Torre in Pietra.
Qui la viticoltura ha radici che risalgono al Cinquecento, anche se il Vermentino è un "vitigno alieno".
Al Castello di Torre in Pietra si coltiva sin dal 1968, al punto da essere ormai parte integrante di un ecosistema dove uomo, storia e natura sono legati indissolubilmente.
Il nome "Arenaro" è un omaggio al suolo sabbioso e ai detriti marini che caratterizzano il terreno di questi vigneti, regalando al vino una mineralitì che si sente a ogni sorso.
Vermentino IGT, Arenaro è un vino che non vuole strafare, ma punta su un'eleganza semplice e diretta.
Le uve, raccolte a mano in momenti diversi per bilanciare aromaticitì e aciditì, vengono vinificate in riduzione, un processo che ne preserva i profumi varietali più delicati.
In seguito il vino riposa in acciaio per circa nove mesi, in contatto con le fecce nobili, per acquisire complessitì e struttura senza perdere la sua immediatezza.
Colore giallo paglierino brillante, al naso si scoprono profumi che ricordano la macchia mediterranea: ginestra, timo e salvia.
Poi segue una piacevole sensazione agrumata.
In bocca è fresco e vivace, con una sapiditì quasi salmastra e una nota minerale che rievoca il mare.
Il finale è pulito, con un retrogusto che invita a un altro sorso.
Un vino "pericolosamente beverino".
L'Arenaro è l'alleato naturale per tutta la cucina di mare.